Sana’a e la notte

 

Sana’a al qadima mi fu davanti come una visione, una sagoma turrita punteggiata di sparse aperture luminose. Mi aggirai per i vicoli stretti senza sapere dove stessi andando. Nulla le assomigliava nella mia memoria se non la città dove sono nata. Se il Medio Oriente ha una forma ed un luogo ideali, un odore, una metafora, un prototipo, Sana’a rappresenta tutto questo. Pasolini aveva detto: “Se l’idea di Venezia è nata in qualche punto dell’oriente, questo punto è lo Yemen. Sana’a la città più bella dello Yemen, è una piccola, selvaggia Venezia posata sulla polvere del deserto, tra giardini di palme e orzo, anziché sul mare.”

 

Sana’a è una delle città più affascinanti del Medio Oriente. Ci ho vissuto a lungo: l’ho percorsa, osservata, annusata. Spesso, seduta su qualche muretto al bordo di un giardino, ho lasciato che la sua vita e la sua gente mi passassero davanti. Ho sempre tenuto un quadernetto in tasca per poter trascrivere in qualunque momento quel che la città mi raccontava. Sono passati anni e si sono affastellati appunti, quaderni e fotografie; tutto è entrato a far parte di queste pagine in cui Sana’a, la mia Sana’a, è diventata femmina, luna, terra, pane, profumo, voce, notte. L’intenzione è quella di raccontare un luogo di grande bellezza stritolato tra arretratezza e tradizione da un lato e voglia di modernità dall’altro, tra il rispetto della convenzioni sociali e l’anelito alla trasgressione. Uno sguardo ad un paese la cui capitale raccoglie tutte le contraddizioni e la bellezza che ovunque regna sovrana. Dai tempi della regina di Saba le donne continuano ad essere protagoniste, da Tawakul Karman vincitrice del nobel per la pace 2011 alla “Pietà yemenita” di Aranda vincitrice del  World Press Photo 2012. Se non posso salvare Sana’a e la sua bellezza, desidero quantomeno tentare di raccontarla.

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Recensioni:

 

06/2012
LA STAMPA
“La Notte di San’a”
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